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Dott.ssa Roberta Falcone
Nutrizionista

Probiotici, tutti uguali?

Come orientare la scelta per il trattamento del paziente obeso

L’obesità è da sempre associata ad alterazioni del sistema immunitario e a uno stato di infiammazione cronica persistente di basso grado, caratterizzata da infiltrazione dei macrofagi nel tessuto adiposo e conseguente produzione di adipochine infiammatorie (come la leptina), citochine e mediatori dell’infiammazione (come la proteina C-reattiva, il TNFa, l’IL-6 e la proteina chemiotattica dei monociti1). 

Come si configura il ruolo del microbiota nello sviluppo dell’obesità?

Per rispondere a questa domanda è utile ricordare quale sia il ruolo svolto dai batteri intestinali nella modulazione del metabolismo, attraverso la:

  • conversione delle macromolecole provenienti dalla dieta in SCFA;
  • trasformazione di mucine e fibre alimentare in zuccheri semplici, pronti per essere assorbiti;
  • attivazione di composti biologici, precedentemente inattivi;
  • partecipazione alla difesa immunitaria.

Queste funzioni si riflettono a livello del tessuto adiposo dove la loro azione si esplica attraverso la regolazione dell’assorbimento dei nutrienti e dell’omeostasi energetica, influenzando il numero di molecole effettrici, che partecipano allo storage dei trigliceridi negli adipociti stessi.

Se da un lato, in un soggetto sano normopeso, l’eubiosi è in grado di garantire e preservare lo stato di salute, è altrettanto ovvio, che il fenotipo obeso dovrebbe avere una composizione microbica distinta dagli individui magri.

È alquanto difficile ottenere una fotografia accurata e permanente del microbioma, poiché diversi fattori, come la disponibilità di ossigeno, la dieta e le proprietà fisico-chimiche dell’intestino (ad es. pH, bile) influenzano rapidamente la sua composizione.

Ma ciò che è chiaro, è la persistente disbiosi nei pazienti obesi, determinata da una riduzione nella diversità dei Plyla con sbilanciamento nella specificità delle tre principali famiglie batteriche che popolano l’intestino di un uomo adulto: Firmicutes (Gram-positivi), Bacteroidetes (Gram-negativi) e Actinobacteria (Gram-positivi).

Già nel 2005, Ley et al., studiando topi ob/ob (geneticamente obesi a seguito del deficit di leptina) e topi magri wild type (ob/ + o + / +) evidenziarono l’alterazione del microbioma nel primo gruppo, caratterizzato da una prevalenza di Bacteroides, Archea e Firmucutes e da una riduzione di Bifidobacterium. 

Per questo motivo, nel corso degli anni, per la risoluzione della disbiosi intestinale nel paziente obeso moltissimi studi hanno confermato la validità dell’intervento dietetico, basato sulla personalizzazione del piano alimentare e sull’integrazione di probiotici e prebiotici per la rimodulazione del microbiota stesso, così da favorire una riduzione dello stato infiammatorio, del peso e dell’adiposità localizzata. 

Come è emerso dalla letteratura scientifica più recente, l’utilizzo di questi prodotti singolarmente o in miscele simbiontiche, è in grado di determinare un out come positivo nella gestione del fenotipo obeso, poiché in grado di agire su target specifici come minore resistenza all’insulina, maggiore sazietà, riduzione dell’infiammazione e di conseguenza, significativo miglioramento del quadro clinico.

Come orientarci, dunque, nella scelta del giusto probiotico?

Per il trattamento del paziente obeso i ceppi risultati maggiormente validi sono stati il Lactobacillus (L. Casei, L. Gasseri, L. Rhamnosus, L. Plantarum) e le specie Bifidobacterium (B.Breve B3, B. Lactis, B. Infantis e B. Longum) grazie alla loro efficacia, collegabile a tre principali meccanismi d’azione:

  1. determinare effetti antagonisti sulla crescita dei patogeni e promuovere l’aderenza competitiva alla mucosa intestinale;
  2. aumentare la secrezione del muco, con ispessimento del suo strato a livello intestinale e conseguente riduzione della permeabilità intestinale;
  3. contribuire all’immunomodulazione.

Il protocollo operativo, che prevede l’approccio terapeutico integrato soprattutto del Bifidobacterium Breve B3 e B. Lactis per un tempo di 12 settimane, con la somministrazione di 2 x1010 CFU/die, ha contribuito a ridurre l’adiposità viscerale e addominale, la percentuale di massa grassa e la circonferenza vita e a migliorare i parametri ematici, portando a una riduzione dei trigliceridi e un aumento del colesterolo HDL.


Bibliografia
1. Abenavoli L., Scarpellini E., et al. Gut Microbiota and Obesity: A Role for Probiotics. Nutrients 2019.
2. Sáez-Lara, M.J.; Robles-Sanchez, C.; Ruiz-Ojeda, F.J.; Plaza-Diaz, J.; Gil, A. E_ects of Probiotics and Synbiotics on Obesity, Insulin Resistance Syndrome, Type 2 Diabetes and Non-Alcoholic Fatty Liver Disease: A Review of Human Clinical Trials 2016.
3. Minami J., IWABUCHI N., et al,. Effects of Bifidobacterium breve B-3 on body fat reductions in pre-obese adults: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Bioscience of Microbiota, Food and Health 2018.
4. Pedret A.,  Rosa M. Valls RM., et al.   Effects of daily consumption of the probiotic Bifidobacterium animalis subsp. lactis CECT 8145 on anthropometric adiposity biomarkers in abdominally obese subjects: a randomized controlled trial. International Journal of Obesity (2019).