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Dott. Paolo Pariante
Nutrizionista

Fibre prebiotiche

Vantaggi e approcci terapeutici in percorsi educativi per il paziente

L’assunzione di fibra totale in adeguate quantità e varietà si è affermata come un fattore di grande importanza per il benessere individuale, e l’integrazione nei percorsi nutrizionali è, oggi, diventata un utile presidio in diverse istanze sia sotto l’aspetto puramente preventivo, sia sul piano di un intervento migliorativo di diverse sintomatologie o condizioni patologiche. In questo contesto, ci concentreremo su come e quali fibre possano oggi supportare un approccio nutrizionale in un ambito quale il controllo e la gestione dell’appetito in un percorso nutrizionale rieducativo.

Già dai primi studi negli anni ’70 le fibre sono state generalmente associate a una riduzione del rischio di sviluppare condizioni patologiche croniche, quali diabete, cancro al colon, e malattie cardiovascolari, ma oggi vi sono evidenze epidemiologiche considerevoli riguardo a un loro esteso effetto protettivo sulla salute: alcuni lavori sulla popolazione hanno evidenziato che l’idonea introduzione di fibra è inversamente proporzionale al rischio di patologie infettive, respiratorie, e mortalità1. Inoltre, è ad esse ulteriormente riconosciuto il coinvolgimento specifico nella modulazione dei livelli di colesterolo, glucosio ematico, nonché proprio nei processi ormonali che controllano l’appetito e la sensazione di fame.

Molti di questi effetti sono imputabili a specifiche fibre parzialmente solubili o solubili, per cui tale varietà di associazioni rende utile una un’approfondita comprensione e, dunque, classificazione delle loro proprietà funzionali in grado di produrre risposte fisiologiche favorevoli. Attualmente l’attenzione della comunità scientifica è concentrata su due di queste: la viscosità e la fermentabilità da parte del microbiota2.

Le fibre definibili “viscose aumentano di spessore o gelificano quando a contatto con dei fluidi, e includono diversi polisaccaridi solubili quali gomme e mucillagini, pectine, β-glucani, gluco- e galattomannani. Svolgendo un’azione prevalentemente meccanica, aumentano fisicamente il tempo di svuotamento gastrico e alterano il transito intestinale degli alimenti, agevolando l’alvo, e sono state associate alla citata funzione modulatoria dei livelli di colesterolo e di glucosio, anche per mezzo della capacità di interferire con il loro assorbimento. Esse sono, quindi, in grado di aumentare il senso di sazietà acuta post-prandiale, principalmente per vie meccaniche, favorendo la stimolazione vagale e il rilascio di colecistochinina, il che può essere utile in terapie nutrizionali ipocaloriche, al fine di ottenere una risposta rapida e a breve termine sulla sazietà del paziente.

Le fibre fermentabili hanno raccolto ulteriori, ottimi consensi negli ambiti appena esposti e, soprattutto, hanno un’azione metabolica efficace sul lungo periodo. Esse includono GOS, FOS e fruttani, inulina, e destrine resistenti e, difatti, svolgono principalmente il loro ruolo in qualità di prebiotici per il complesso microbiota del colon1-3. Come sappiamo, questo ecosistema svolge a sua volta un ruolo cruciale nella fisiologia e nel metabolismo sistemico dell’ospite4,5, regolando innumerevoli processi fondamentali che agiscono su sviluppo di obesità e malattie associate, sfruttamento energetico dei nutrienti, metabolismo di grassi e zuccheri, infiammazione sistemica oltre alla stessa regolazione dell’appetito4

In quest’ottica, è importante evidenziare il meccanismo d’azione delle fibre prebiotiche e come esse possano intervenire nel controllo della fame: tali polisaccaridi, praticamente indigeribili fino al colon, agiscono da substrato per l’idrolisi e successiva fermentazione nei processi catabolici batterici, portando alla sintesi di acidi grassi a corta catena (SCFA)3, tra cui acetato, propionato e butirrato. Gli SCFA hanno una funzione energetica per il microbiota e per l’organismo, ma sono soprattutto importanti segnali di trasduzione, agenti tra l’altro sui recettori di membrana FFAR2 e FFAR3 (free-fatty acid receptor 2 e 3) delle cellule enteroendocrine L e degli adipociti, la cui attivazione consegue nel rilascio degli ormoni anoressigenici GLP-1 (Glucagon-like peptide 1) e PYY (peptide tirosina-tirosina), che agiscono sui centri della ricompensa a livello centrale e inibiscono lo stimolo della fame6. Inoltre, l’attivazione di FFAR3 è in grado di stimolare il rilascio cellulare di leptina5. Ciò, in un contesto spesso compromesso quale uno stato di obesità, in cui il soggetto sviluppa una leptino-resistenza e presenta una ridotta secrezione basale di PYY, è indicativo di un vantaggioso impiego delle fibre prebiotiche in un intervento che abbia come target il microbiota7.

Quanto esposto molecolarmente sulle indicazioni positive per le fibre prebiotiche nella modulazione dei processi metabolici legati alla fame e alla sazietà può apportare strumenti efficaci per un percorso terapeutico che aiuti i nostri assistiti, fulcro del nostro impegno, a ottenere nel tempo giovamento in diversi ambiti. Essi includono una effettiva riduzione dell’appetito, una spontanea diminuzione delle pietanze assunte ai pasti, una maggiore soddisfazione e, dunque, una migliore compliance del paziente rispetto alle prescrizioni, sostenendo in ultima analisi il conseguimento di una finalità educativa per la persona, verso un corretto approccio nei riguardi del cibo e dell’alimentazione bilanciata, quale nostro obiettivo primario. 

Nella pratica quotidiana è, però, importante tenere in considerazione fattori che condizionano l’applicabilità dell’integrazione dei carboidrati non digeribili studiati, tra cui le dosi che svolgono efficacemente la funzione prevista, la tollerabilità, la palatabilità ed eventuali effetti secondari o collaterali in determinati pazienti, in quanto non tutte le fibre hanno eguale solubilità, fermentabilità, proprietà osmotiche o biodisponibilità. A riguardo, di provata efficacia, a dosaggi generalmente ben tollerati, sono prodotti quali fruttani di tipo inulinico, come FOS/oligofruttosio8, con il limite e la possibile controindicazione di impiego in caso di sensibilità individuale ai FODMAP o di riportato gonfiore, a volte causato dalla rapidità di fermentazione. 

In ciò si rivelano di ottimo impiego come candidati emergenti e di attuale elezione le destrine resistenti da amido di frumento, come il NUTRIOSE, in quanto non FODMAP, altamente tollerate ed estremamente palatabili. Le destrine sono fermentate lentamente nel colon e risultano altamente efficaci nella riduzione dell’appetito in periodi prolungati. Inoltre, è stato per esse confermato un effetto dose-dipendente sull’intensità della risposta nel paziente5, 9, il che riflette una facilità di impiego senza incorrere in effetti indesiderati, alla luce della già evidenziata tollerabilità individuale. Ciò supporta il raggiungimento degli obiettivi attesi di compliance rispetto alla prescrizione, e consente di avvantaggiarsi della possibilità di aggiungere l’integratore a snack o bevande9, o ancora a pietanze o preparazioni culinarie, così da ottenere uno specifico obiettivo di appetibilità per l’assistito, mantenendo le porzioni prescritte nel piano alimentare. Ulteriormente, come indicato da alcuni studi su carboidrati non digeribili di derivazione amidacea, è possibile prospettare, in percorsi con criticità specifiche, una parziale sostituzione della fibra a parti grasse o proteiche di alimenti specifici, magari ad alto impatto gratificativo per il paziente ma non originariamente previsti nel piano, introducendo gli stessi nelle fasi iniziali e puntando a ottenere nei destinatari analogo senso di sazietà e livelli di fame rispetto al prodotto immodificato10.

Infine, tali conclusioni possono estendersi a un campo critico quale la gestione e l’educazione alimentare del paziente in età pediatrica e giovanile, su cui vale la pena soffermarsi proprio alla luce di quanto esposto. E’ noto, infatti, che l’obesità infantile e negli adolescenti è predittiva di uno stato patologico nell’adulto, e che l’ottenimento di un miglioramento dello stile di vita e dei parametri di rischio sin dalle prime avvisaglie risulta oggi una priorità. Un approccio nutrizionale ipocalorico, nelle modalità attuate mediamente negli adulti, può non rivelarsi efficace nel bambino: nonostante molti nostri piccoli assistiti siano motivati e ben supportati da noi e dalla famiglia, con risultati a lungo termine fortemente positivi, si è visto che in alcuni casi sensibili, in cui la riduzione calorica non è “accettata”, il disagio può risultare in un incremento di peso, a causa di episodi compulsivi, desiderio di assumere cibi non consentiti, o maggiore assunzione di snack compensatori o ricompensatori11. A riguardo, alcuni studi rilevano invece l’efficacia di approcci multidisciplinari, in cui alla dieta viene integrato un apporto congruo di fibre, e in cui viene instaurato un dialogo educativo e interattivo tra professionisti sanitari, il giovane paziente, e la famiglia. Uno studio pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition, in particolare, corrobora proprio l’indicazione che l’effetto positivo di tale approccio sull’appetito sia una manifestazione non prettamente acuta, bensì un contributo effettivo e prolungato alla riduzione del senso di fame, esitando inoltre in una dilazione dei successivi pasti e in una riduzione delle rispettive quantità11. Pertanto, nella prospettiva di un percorso integrato, l’utilizzo di fibre insapori e ben tollerate può rivelarsi un utile o anche importante strumento nel trattamento di casi altamente sensibili.


Bibliografia
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2. Dikeman CL, Fahey GC. Viscosity as related to dietary fiber: a review. Crit Rev Food Sci Nutr. 2006;46(8):649‐663. doi:10.1080/10408390500511862
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4. Hobden MR, Guérin-Deremaux L, Rowland I, Gibson GR, Kennedy OB. Potential anti-obesogenic properties of non-digestible carbohydrates: specific focus on resistant dextrin. Proc Nutr Soc. 2015;74(3):258‐267. doi:10.1017/S0029665115000087
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7. Alvarez Bartolomé M, Borque M, Martinez-Sarmiento J, et al. Peptide YY secretion in morbidly obese patients before and after vertical banded gastroplasty. Obes Surg. 2002;12(3):324‐327. doi:10.1381/096089202321088084
8. Kellow NJ, Coughlan MT, Reid CM. Metabolic benefits of dietary prebiotics in human subjects: a systematic review of randomised controlled trials. Br J Nutr. 2014;111(7):1147‐1161. doi:10.1017/S0007114513003607
9. Guérin-Deremaux L, Pochat M, Reifer C, Wils D, Cho S, Miller LE. The soluble fiber NUTRIOSE induces a dose-dependent beneficial impact on satiety over time in humans. Nutr Res. 2011;31(9):665‐672. doi:10.1016/j.nutres.2011.09.004
10. Carvalho LT, Pires MA, Baldin JC, et al. Partial replacement of meat and fat with hydrated wheat fiber in beef burgers decreases caloric value without reducing the feeling of satiety after consumption. Meat Sci. 2019;147:53‐59. doi:10.1016/j.meatsci.2018.08.010
11. Hume MP, Nicolucci AC, Reimer RA. Prebiotic supplementation improves appetite control in children with overweight and obesity: a randomized controlled trial. Am J Clin Nutr. 2017;105(4):790‐799. doi:10.3945/ajcn.116.140947