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Dott. ssa Silvia Soligon
Biologa nutrizionista e Giornalista medico-scientifica

Covid-19 e benessere psicofisico

Il ruolo del nutrizionista

Il nuovo coronavirus non è una minaccia solo per la salute fisica, ma anche per il benessere mentale. La figura del nutrizionista può aiutare ad affrontare efficacemente i problemi causati dal Covid-19 sia a livello fisico sia a livello emotivo. Scopriamo qual è il suo ruolo.

Durante il lockdown imposto per fronteggiare il Covid-19 lo abbiamo sentito ripetere quasi come un mantra: “Quando sarà tutto finito avremo tutti bisogno del nutrizionista!” All’epoca, a preoccupare erano gli effetti delle ferree misure anti-Sars-CoV-2 sulla linea degli italiani – che oltre a condurre una vita più sedentaria hanno dedicato più tempo all’arte culinaria, riscoprendosi panificatori e pizzaioli. A più di un anno e mezzo dai primi provvedimenti imposti, appare ora ben chiaro come il ruolo del nutrizionista possa andare ben oltre quello di professionista in grado di aiutare a recuperare la forma fisica perduta a causa della pandemia.

 

L’esperto di nutrizione può infatti aiutare anche ad affrontare alcuni dei disturbi della sfera psicologica ed emotiva che, come previsto, sono aumentati proprio a causa della convivenza forzata con il virus, compromettendo il benessere psicologico di una gran fetta della popolazione. Per farlo, può avvalersi anche di rimedi nutraceutici a base di micronutrienti e principi attivi che possono aiutare ad affrontare i più comuni fra questi disturbi: stress, ansia e insonnia.

 

Gli effetti del Covid-19 sul benessere psicofisico

Statistiche alla mano, oggi non si può fare altro che dare ragione a chi aveva previsto che la reclusione imposta per fronteggiare la pandemia di Covid-19 avrebbe avuto conseguenze negative sul benessere psicofisico della popolazione. Il problema riguarda sia chi ha contratto l’infezione da Sars-CoV-2, sia chi non è mai risultato positivo al virus. Distanziamento sociale, isolamento, quarantene, problemi economici e lavorativi, uniti a un’informazione non sempre all’altezza della delicatezza della situazione, hanno infatti contribuito in modo significativo all’aumento dei sentimenti di tristezza, paura, frustrazione, impotenza e solitudine in tutta la popolazione.

 

Stress, ansia, depressione e senso di confusione sono diventati problemi all’ordine del giorno anche per persone che prima della pandemia non ne avevano mai sofferto. A volte a farli nascere è il fatto di dover affrontare in prima persona il virus – per averlo contratto o perché un familiare o un amico è risultato positivo, oppure perché si è un sanitario in prima linea nella lotta al Sars-CoV-2. Altre volte, la paura di ammalarsi gravemente e di morire a causa del Covid-19 prende il sopravvento, permettendo al virus di compromettere anche il benessere psicologico di chi non lo ha contratto e di mettere in serio pericolo i rapporti interpersonali. Anche i disturbi del sonno sono aumentati; secondo un sondaggio condotto nel febbraio 2021 dall’American Psychological Association (Apa), oggi il 67% degli Americani dorme meno o più di quanto vorrebbe.

 

I problemi possono configurarsi come una vera e propria sindrome, battezzata dagli esperti del settore “Covid stress syndrome” o “Covid stress disorder”.

I sintomi che la caratterizzano sono sei:

  • la paura di essere infettati dal nuovo coronavirus;
  • la paura di entrare in contatto con oggetti o superfici potenzialmente contaminati con il nuovo coronavirus;
  • la paura di entrare in contatto con estranei per il timore che siano portatori del virus;
  • la paura delle conseguenze socio-economiche della pandemia (per esempio, di perdere il lavoro);
  • comportamento compulsivo nel controllo dei potenziali pericoli associati alla pandemia e nella ricerca di rassicurazioni;
  • manifestazioni tipiche di uno stress traumatico associate alla pandemia (per esempio sogni o pensieri intrusivi).

 

La gravità di questa sindrome è risultata dipendere dall’ansia e dalla depressione associate alla pandemia, con picchi di stress durante i periodi di distanziamento sociale o quarantena, una tendenza a evitare i luoghi in cui si potrebbe entrare in contatto con il virus (per esempio i supermercati) e un maggior timore nei confronti delle persone che potrebbero essere positive al coronavirus (come gli operatori sanitari), che si tende a evitare.

 

Ma aveva ragione anche chi prevedeva variazioni di peso indesiderate. Da questo punto di vista, i problemi associati alla pandemia sono una medaglia a due facce. Il già citato sondaggio dell’Apa ha infatti rilevato che durante la pandemia il 18% della popolazione statunitense adulta è dimagrito più di quanto avrebbe voluto, con una media di chili persi pari a 12, ma anche che un altro 42% degli intervistati è, suo malgrado, ingrassato. L’aumento di peso medio riportato – ben 13 kg – è tutt’altro che trascurabile ed è attribuibile sia alla riduzione dell’attività fisica, sia a cambiamenti nelle abitudini alimentari e nel consumo di alcolici (spesso causati dallo stress) e a una routine del sonno alterata. Insomma, non solo il Covid può influenzare sia la salute fisica sia quella psicologica, ma le sue conseguenze sul piano psicologico possono contribuire alle sue conseguenze sul piano fisico.

 

Agli Italiani non è andata molto meglio. Dati del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) rielaborati da Coldiretti hanno infatti svelato che, complici il lockdown, lo smart working, un’attività sportiva ridotta e più tempo passato ai fornelli, nell’autunno 2020 ben il 44% degli abitanti dello stivale risultava ingrassato rispetto a prima della pandemia. Il fenomeno è confermato anche da una ricerca commissionata da Allurion Technologies, i cui risultati sono stati diffusi nella primavera del 2021, secondo cui quasi la metà degli Italiani è ingrassata, in media, di 6,5 kg.

 

Come ben sappiamo, l’eccesso di peso non è un problema puramente estetico: da un lato, infatti, l’eccesso di peso può rappresentare una condizione di maggiore vulnerabilità alle conseguenze più gravi dell’infezione da Sars-CoV-2; dall’altro, l’accumulo di adipe può avere serie conseguenze sulla salute, in particolare su quella cardiometabolica. Lo hanno sottolineato, per esempio, i ricercatori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, che in uno studio pubblicato sull’European Journal of Clinical Nutrition hanno fatto un parallelo con quanto accadde dopo la cosiddetta “spagnola”, quando gli i decessi dovuti a eventi cardiovascolari superarono anche quelli per la polmonite dovuta all’infezione.

 

Secondo gli autori dello studio, ad aumentare i rischi per la salute cardiovascolare sono state sia scelte alimentari meno salutari dettate dal timore di rimanere senza cibo (come fare scorta di alimenti confezionati e a lunga conservazione), sia l’ansia e lo stress indotti dalla pandemia (che possono portare a trascurare la qualità della propria alimentazione). Le conseguenze? L’aumento di peso e la riduzione dell’assunzione di nutrienti alleati della salute cardiometabolica, come i preziosi antiossidanti presenti in frutta e verdura fresche.

 

Come se tutto ciò non bastasse, in alcuni casi è necessario fare i conti anche con le conseguenze di un aumentato consumo di alcolici. Lo evidenzia, ancora una volta, il sondaggio condotto dall’Apa, secondo cui il 23% circa della popolazione statunitense adulta si è ritrovato a bere di più per riuscire ad affrontare lo stress associato alla pandemia.

 

Il ruolo del nutrizionista nella gestione del benessere psicofisico post Covid

La figura del nutrizionista può essere utile non solo per ritrovare l’equilibrio nelle abitudini alimentari perso durante la pandemia, ma anche per affrontare i malesseri emersi sul piano psicologico. Il suo ruolo può risultare ancor più determinante alla luce di un altro effetto collaterale della pandemia di Covid: la drastica riduzione dei servizi dedicati al benessere psicologico.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha rilevato il problema in ben il 93% dei 130 Paesi coinvolti in un sondaggio condotto tra i mesi di giugno e agosto 2020, sottolineando come già prima di questa emergenza sanitaria questi servizi non fossero finanziati a sufficienza, con meno del 2% del budget destinato alla salute speso in benessere psicologico. In altre parole, la pandemia ha infierito su servizi già di per sé insufficienti, limitando le possibilità a disposizione di chi ha bisogno di un sostegno psicologico per far fronte proprio alle conseguenze del Covid-19.

 

In questo quadro, il nutrizionista rappresenta una preziosa risorsa aggiuntiva. Infatti, agire sulle abitudini alimentari permette sia di affrontare i problemi di peso, sia di far fronte al rischio delle carenze nutrizionali derivanti da una dieta poco equilibrata, alcune delle quali possono mettere in pericolo anche il benessere psicologico.

 

Un ruolo particolarmente critico può essere giocato dal magnesio. Infatti lo stress può aumentare le perdite di questo minerale, favorendo l’instaurarsi di una carenza che, a sua volta, può aumentare la suscettibilità a condizioni stressanti. Ma non solo, la carenza di magnesio può portare ad ansia, aumentare il nervosismo e l’irritabilità ed essere associata a disturbi del sonno. Elaborando una dieta che aiuti ad aumentare l’assunzione di questo nutriente e consigliando l’uso di rimedi nutraceutici a base di magnesio adeguatamente formulati (per esempio, che contengano questo minerale in forma organica) il nutrizionista può aiutare a far fronte a questi disturbi che, come visto, possono essere un effetto collaterale della pandemia di Covid-19. In più, agendo da miorilassante e regolando il ritmo cardiaco, il magnesio può esercitare anche a livello fisico benefici innegabili per chi si ritrova ad affrontare lo stress e le sue conseguenze a livello psicologico.

 

Sempre attraverso l’alimentazione e i nutraceutici, il nutrizionista può aiutare anche ad affrontare i disturbi del sonno. In particolare, può aiutare ad aumentare i livelli di melatonina, molecola che aiuta a sincronizzare i ritmi circadiani, favorisce l’addormentamento e migliora la durata e la qualità del sonno. Nel caso particolare dei disturbi del sonno associati alla pandemia, il nutrizionista può suggerire l’assunzione di melatonina combinata con S-adenosil-metionina(Same), utile per combattere i disturbi dell’umore (come ansia e depressione) che possono causati o accentuati dall’attuale emergenza sanitaria e che possono, a loro volta, essere causa di insonnia.

 


 

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